A casa di Antonia

Nel precedente episodio

Non scherzava. Mi è toccato accompagnarla all’Esselunga, come se fosse mia mamma.

Io spingevo il carrello e lei compiaciuta che mi chiedeva “prendimi il latte, i biscotti li in alto, anche l’acqua che pesa….”

Non vedevo l’ora di finire per evitare di essere visto da qualcuno.

Carichiamo la spesa nel bagagliaio. Salgo nella sua auto che avvia verso casa sua. Mi sorride: “Grazie Marco, sei stato gentile”, dice posandomi una mano sul ginocchio.

Una volta arrivati  scarico la spesa e l’accompagno dentro casa. Se non fosse per l’abbigliamento sembrerei il garzone del negozio sottocasa.

Vive da sola con l’unica compagnia di un paio di gatti sornioni.

C’è un po’ di disordine. Più di quello che mi sarei aspettato. “Scusami ma stamattina non prevedevo di ricevere visite. Mettiti comodo che arrivo subito”.

Dopo aver sistemato la spesa la vedo scomprire dietro la porta che da alla zona notte.

Rimango solo, coi due gatti che mi guardano disinteressati. Sono un po’ in imbarazzo e mi metto a curiosare nella sua libreria per inganannare il tempo. Thriller, romanzi rosa, racconti erotici e qualche libro d’arte.

Dopo un po’ si apre la porta e spunta lei, con una vestaglia leggera che lascia intravedere una lingerie davvero interessante. Si è truccata in maniera più appariscente, devo ammettere che nonostante la non più giovane età rimane sempre una bella donna.

E’ giunto il momento di pagare il tuo pegno?” mi dice maliziosamente

Mi si avvicina e comincia a slacciarmi la camicia. Sento l’erezione spingere nelle mutande, pregustando il prosieguo.

Antonia ha esperienza e la mette tutta sul campo.

Mi fa accomodare sul divano accovacciandosi comodamente sul tappeto davanti a me. Non perde nemmeno per un attimo il contatto visivo coi miei occhi. Il suo modo di guardarmi mi eccita più ancora della sua mano che mi slaccia i pantaloni.

Il cazzo spinge negli slip e quando lei li abbassa l’asta si erge prepotentemente come spinta da una molla.

Le sue labbra pittate di rosso acceso lo prendono in bocca ingoiandolo quasi interamente per poi lasciare un’inconfondibile impronta rosata sulla canna. La sua lingua lavora sapientemente e le sue mani mi solleticano le palle e l’ano.

E’ davvero brava e se continua così rischio grosso.

Anna mi ha ordinato di scoparla, non di farmi fare un pompino.

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Solo quando godi

Sento il tuo cuore battere solo quando godi.

Questo è ciò che mi hai detto stanotte, qualche istante dopo esserti venuto in bocca, col mio respiro era ancora in affanno e il sapore di sborra nel tuo alito.

Certo, in fin dei conti è solo un muscolo che serve a pompare sangue affinchè col mio uccello possa scoparti come meriti.

Ma forse non era quello che volevi dire.

 

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Pasquetta con sorpresa

Odio le feste.

Ma premessa a parte, cerco di mantenere un minimo di socialità, almeno nelle occasioni istituzionali.

Tra queste l’immancabile pic-nic di pasquetta, che ha, come di consueto, convinto i miei amici, un gruppo di ex giovani single, a confrontarsi con tovaglie a scacchi, torte pasqualine e crostate di marmellata.

Il gruppetto assortito, i più di ex giovani e qualcuno di ex single, decide di ritrovarsi sui colli, fra prati verdi e boschi fitti.

Ci conosciamo quasi tutti, anche se gli ex single, spinti da uno spirito cupido (si esatto fa rima con stupido) tendono a portare qualche new entry sperando di fare cosa gradita ai single incalliti.

Però la giornata è piacevole e buoni dosi di prosecco aiutano a rendere il clima disteso e spensierato, con battute, ammiccamenti e risate.

Marco, il geometra amico di Franco, mi punta chiaramente. Non è male come tipo, sia chiaro, ma sembra troppo precisino per i miei gusti. Flirto ma senza troppa convinzione, giusto per vedere le sue reazioni.

Nel pomeriggio immancabile arriva l’abbiocco. I toni delle voci si abbassano e i corpi si distendono sui teli.

Io però devo pisciare e il bosco fitto lì vicino sembra perfetto per espletare i miei bisogni.

In silenzio mi muovo senza dire nulla a nessuno. Le mie amiche più strette erano tutte assopite, non volevo disturbarle e io francamente ho passato da un po’ la fase in cui devo avere compagnia per andare in bagno.

Mi addentro nel bosco cerco un posto riparato e mi accuccio, tirando giù le mutandine.

Quel piacevole senso di svuotamento della vescica mi rilassa, facendomi chiudere occhi e sensi, tanto da non farmi sentire il rumore dei passi di Marco che evidentemente mi aveva seguito di nascosto.

Mentre mi asciugo con un fazzolettino si palesa a qualche metro di distanza.

“Serve una mano?” chiede maliziosamente.

A quel punto ho due alternative: mandarlo a cagare in malo modo o stare al gioco.

Non ho voglia di rovinare la giornata al gruppo e decido di sfidarlo con la seconda opzione.

“Sarebbe gradita, se la sapessi usare bene”.

Mi alzo sfilandomi definitivamente le mutandine e facendo ricadere la gonna leggera sulle gambe.

Lui si avvicina, inchiodandomi con lo sguardo e con il corpo ad un albero alquanto rubusto che avevo alle spalle.

E’ chiaro che le mutandine rosse che reggo in mano lo abbiano eccitato in maniera definitiva, tanto da sentire il suo cazzo spingere attraverso suoi pantaloni.

La sua lingua viene a cercare la mia e la sua mano destra mi solleva la gonna.

Non mi ero asciugata per bene e di questo se ne accorge anche lui.

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Non me l’aspettavo

Mi accogli come sempre, quattro chiacchiere per mettermi a mio agio, poi i baci, sempre più profondi, più espliciti.

Le tue mani cominciano a frugare dappertutto, così come le mie.

Mi spogli, rimango con solo gli slip.

Poi ti ricordi della punizione, quella che mi avevi promesso il giorno prima per quella mia battuta.

Il tuo sguardo si fa serio e mi ordini di sdraiarmi, prona, sulle tue ginocchia. Tento di abbozzare un sorriso, stai giocando, lo so.

Ma il tono della tua voce è deciso e perentorio. “Vieni qui e sdraiati”.

Obbedisco e mi protendo sopra le tue ginocchia. So dove vuoi andare a parare.

Mi abbassi le mutandine, lasciandomi le terga esposte alla tua vista. Normalmente non c’è nulla di strano, ma in questa situazione mi sento un po’ in imbarazzo.

Mi accarezzi il sedere per qualche istante e poi…sciaff…sento forte la tua mano sculacciarmi, manco fossi una bambina che ne ha combinata una.

Prima una volta, poi la seconda e in stretta sequenza una terza. Il dolore è sopportabile ma sento il calore irradiarsi sulla pelle. Pur non potendo vedere, la immagino arrossata col segno delle tue dita su di me.

Volevi punirmi e lo stai facendo.

Non so se essere spaventata o sorpresa. Forse entrambe le cose. Però quando riprendi schiaffeggiando alternativamente la mia chiappa destra e quella sinistra, mi sento sciogliere. Se prima ero bagnata ora sono un lago.

La tua mano a quel punto non mi percuote più e comincia invece ad accarezzarmi, sia pur minacciosamente.

Mi aspetto da un momento all’altro una nuova sequenza di colpi e invece sento le tue dita farsi largo fra le natiche cercando la mia fica. Non sono certo delicate, ma quando le infili dentro, godo.

Il tuo cazzo nel frattempo è diventato duro.

Mi fai spostare sul divano lasciandomi sempre a carponi, mentre ti sento slacciare i pantaloni.

So già come proseguirai.

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Ghiaccio bollente

“Stasera giochiamo un po’ “

Ti piace questo genere di messaggi inviati al cellulare di prima mattina. Rendono l’attesa della giornata ancor più gradevole.

Il come però, sarebbe stata una sorpresa.

Per quello che, dopo averti accolta con qualche bacio appassionato, ti ho fatta spogliare e bendata, ti ho lasciata per qualche istante sola sul letto.

So che avresti teso le orecchie cercando di capire cosa stessi facendo, ma muovendomi silenziosamente mi sono ripresentato davanti a te, con una piccola ciotola contenente, a tua insaputa, alcuni cubetti di ghiaccio.

Ne ho preso uno in bocca che ovviamente ha incominciato a sciogliersi.

In quel modo, con la mia lingua e le mie labbra, ho cominciato ad esplorare il tuo corpo strappandoti piccoli urli divertiti di sorpresa.

Ho indugiato sui tuoi capezzoli, fra i tuoi seni, sul tuo collo e sul tuo ventre. Poi sono sceso avvicinandomi alla tua fica.

Caldo e freddo hanno cominciato a mescolarsi. Le tue labbra bollenti e ormai umide, con la mia lingua ghiacciata.

Ti piaceva. Cavoli se ti piaceva. Lo si vedeva da come stringevi le mani, tentando di prendere qualche lembo del lenzuolo.

A quel punto ho proseguito senza più fermarmi. Ho tempestato il clitoride con sapienti colpi di lingua, alternando poi la mia attenzione anche alle tue labbra e all’interno della tua passera.

Le lenzuola hanno cominciato a bagnarsi, mescolando il ghiaccio sciolto coi tuoi umori caldi.

Senza staccarmi, nemmeno un attimo, ho cercato con la mano un secondo cubetto di ghiaccio da mettere in bocca, per ribadire quella dolce tortura.

Ne avevo preparati diversi mentre svuotavo la vaschetta dal freezer. Ma non ho avuto bisogno di usarne un terzo. Un fremito più violento fra le tue gambe e un gemito strozzato, ma eloquente, mi hanno raccontato del tuo orgasmo.

La serata era iniziata bene.

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La prova

“Domani mattina devi prendere un uovo e immergerlo in un pentolino con acqua fredda. Poi scaldi l’acqua fino a portarla ad ebolizione. Da quel momento calcola 9 minuti prima di togliere il pentolino dal fuoco.”

“Ma siamo alla prova del cuoco?” obiettai

“No, ma la prova me la darai lo stesso. Quando l’uovo si sarà raffreddato, mi raccomando non bruscamente con acqua fredda, voglio che tu prenda quell’uovo e lo infili fra le tue gambe, prima di uscire per andare in ufficio.

Voglio che tu senta quella presenza, dentro. Sarà scomodo, ma ti riempirà, anche la mente.

Voglio che tu possa avvertire la tua fica piena, mentre parli coi colleghi, alla macchinetta del caffè, o mentre chiudi un contratto. Dovrai contrarre a dovere i muscoli pelvici per evitare che si sfili. Potrai toglierlo ma solo se devi andare in bagno, avendo poi cura di infilartelo nuovamente non appena hai finito.

Sarà il tuo pranzo. Già immagino le tue unghie che lo spelano prima di aggiungerlo alla tua solita insalatona, con un filo d’olio e poco sale.

Farai questo per me?”

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Voglio di più.

Stavo pensando a te.

Ho abbassato i calzoni e poi gli slip.

Erano un po’ umidi, con una traccia viscida e odoravano.

Ho infilato due dita dentro, non prima però di averle fatte scorrere sul clitoride.

Era gonfio, esposto.

Ho spinto un po’…poi di più. Me le sono leccate e le ho rimesse.

Ma non mi basta. Voglio di più.

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Il pompino

Mi inginocchio lentamente. Voglio che lui sia consapevole di quello che mi appresto a fare.

Le mani accarezzano il rigonfiamento dei pantaloni,  la sua voglia si fa palese.

Slaccio la cintura, sfilandogliela completamente, chissà più avanti potrebbe tornare utile in qualche altro modo.

Poi i bottoni dei pantaloni, prima quello più esterno e poi quello più interno. La zip scende quasi da sola, spinta dalla pressione del suo cazzo che preme da sotto le mutande.

A quel punto solo un sottile lembo di stoffa mi divide dal suo sesso.

Continuo ad accarezzarglielo, con la mano aperta. Lui osserva, in piedi, coi pantaloni calati e le mani ancora indecise sul da farsi.

Finalmente gli abbasso gli slip lasciando il suo membro libero di ergersi pienamente.

L’erezione lo scappella leggermente rendendolo ancora più sexy. Lo afferro con la mano destra mentre con la sinistra mi attacco alle sue natiche, come per evitare che mi scappi.

Lui finalmente si sente autorizzato ad usare le sue di mani e lo fa posandomela sulla mia nuca e cominciando a premere. Vuole che lo prenda in bocca, non desidera altro che quello. Io oppongo leggermente resistenza, sorprendendolo per un attimo, ma poi glielo prendo completamente in bocca compiacendomi di sentirmi riempire della sua consistenza.

Comincio ad oscillare con il viso, facendo riemeregere il suo cazzo ritmicamente dalle mie labbra. Intanto lo guardo, mentre lui non ricambia visto che ha gli occhi socchiusi per l’intenso piacere.

La mano afferra la base della sua asta, tenendo anche le sue palle, piene del suo prezioso liquido, che sarà poi il premio finale del mio gesto.

Adoro fare i pompini. Anche se non godo personalmente, godo nel vedere godere lui.

E mentre succhio, lecco, accarezzo e ingoio il suo cazzo, vedo il suo corpo fremere sempre di più, scomporsi. Sento la sua voce sussurrarmi, prima debolmente e poi sempre più forte, parole forti, oscene. Darmi della troia, della puttana, della succhiacazzi, che poi è quello che sono.

I suoi respiri, il tono della sua voce, la pressione della sua mano, mi fanno capire che sta per venire, per esplodere e allora accelero il mio movimento, lo faccio più profondo, pronta ad accogliere il suo sperma in bocca ed ingoiarlo tutto, fino all’ultima goccia.

E infatti lui viene, mi sborra in bocca, premendomi più forte la testa e lanciando un urlo roco mentre sento gli schizzi riempirmi la bocca, assaporando il suo sapore, caldo, dolciastro.

Pulisco l’uccello con le labbra e la lingua per poi mostrare sorridendo la bocca aperta, in modo che possa vedere come ho gustato il suo nettare.

“Minchia che pompino” è il suo modo romantico per dimostrarmi che ha gradito.

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Con le mani

Ho le mani grandi. Forse più che grandi sono larghe, quasi tozze.

Mi piace toccare, tastare, spremere, palpare, stringere, invadere, entrare, aprire, sfondare. Lo faccio con prepotenza. Mi piace possedere.

Lei si mostrava, mi invitava e io l’ho presa. Le ho detto di voltarsi. le ho alzato la gonna. In un attimo ero dentro di lei: calda, morbida, viscida, profumata.

Solo così, con le mani.Tatuaggi-sulle-mani-3-1-1024x683

Effetto sorpresa (quarta ed ultima parte)

(nella puntata precedente)

La mia espressione stupita la fece sorridere.

“Ciao, tu devi essere Andrea, quello del treno. Entra pure che Anna sta finendo di farsi una doccia.”

Perplesso accedo alla camera già un po’ in disordine, mentre la ragazza dal caschetto biondo, lo sguardo furbo e i piedi nudi avverte la sua amica (?) del mio arrivo.

Mi guardo attorno cercando di leggere la situazione ma in realtà sono decisamente spiazzato.

“Hai portato una bottiglia? Che carino non dovevi.”

La ragazza bionda, chiaramente più a suo agio, cerca di superare l”impasse nell’attesa di Anna.

Finalmente, dopo qualche minuto, lei esce dal bagno, con l’accappatoio dell’hotel e un asciugamano in testa.

Sorride sorniona mentre mi si avvicina spiegandomi:

“A dire il vero stasera avevo già un appuntamento con Barbara, ma mi attirava l’idea di passare la serata anche con te. Non ti dispiace vero?”

“No, non mi dispiace.”

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